Ma Obama ci crede oppure no nel peccato originale?

A me importa solo dell’alce ubriaca. Chi ci pensa, chi le spara? L’alce ubriaca, chiaro, non è soltanto il grosso cèrvide che dopo essersi cibato di frutti fermentati si avventura sbilenco sulle strade di Alaska, Canada, Scandinavia, Siberia, verso l’impatto con le automobili di passo. Bilancio: 700 incidenti ogni anno, spesso con esiti infausti. Leggi La vera sciagura saranno gli obamiani italici di Lanfranco Pace - Leggi Un trionfo cinicamente amoroso, e con nonna in cielo di Annalena Benini
5 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 20:56 | 3 AGO 20
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Nella testa di Gioacchino il peccato era evaporato insieme alla realtà eppure ci cascarono in tanti, fraticelli e laici. Nel 1260 non accadde niente o meglio, niente di nuovo, soltanto le consuete peccaminose cose, ad esempio la battaglia di Montaperti “che fece l’Arbia colorata in rosso”. Il pensiero di tale pallonaro attira oggi Gianni Vattimo e chi scrive i discorsi di Obama, il quale non saprà nemmeno di che parla, spero. Resta che, solo a pronunciarla, l’età dello Spirito Santo fa abbassare la guardia. Vorrei sbagliarmi anche perché a me importa solo dell’alce ubriaca. Mi basta che qualcuno imbracci il fucile e limiti i danni dei bestioni a zonzo nel continente che ci sbarca addosso, l’Africa. Alci mutanti da giungla e da deserto: l’alce della Somalia, dove tornano a lapidare le adultere, l’alce del Congo, dove riesplode il tradizionale razzismo africano… Ma se non lo fanno gli americani, chi? Il marito di Carla Bruni? Gli psicologi della Sapienza?